La Green Economy italiana

News / 15.02.2017

A fare il punto della situazione dal palco di Ecomondo 2016 sono ancora una volta Stati Generali della Green Economy: 64 organizzazioni di imprese rappresentative della green economy nostrana che in collaborazione con i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo monitorano annualmente le performance italiane.

E se il quadro di riferimento è quello offerto dalle principale economie europee a Germania, Regno Unito, Francia e Spagna, scopriamo che il Belpaese ha ancora qualcosa da insegnare. La relazione annuale presentata alla Fiera di Rimini ha analizzato la situazione italiana a partire da alcuni indicatori chiave delle tematiche strategiche della green economy: emissioni di gas serra, rinnovabili, efficienza energetica, riciclo dei rifiuti, eco-innovazione, agroalimentare di qualità ecologica, capitale naturale e mobilità sostenibile. Ne viene fuori una nazione di eccellenze, molte ancora potenziali, che

“Le eccellenze italiane nel campo della green economy – ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – restano più forti delle difficoltà che pure non mancano: sostenere le eccellenze e recuperare le difficoltà è una via percorribile di rilancio economico che in Italia non ha uguali. Nulla ha potenzialità di sviluppo comparabili con quelle della green economy”.

Emissioni di gas serra: Da un’analisi approfondita emerge che tra il 1990 e il 2014 l’Italia ha ridotto le proprie emissioni di gas serra di circa il 20%, leggermente al di sotto della riduzione media europea che è stata di -24%, e si è posizionata al 3° posto fra i 5 grandi Paesi europei dopo il Regno Unito (- 34%) e la Germania (- 28%). Purtroppo nel 2015 la posizione è significativamente peggiorata con un aumento di tali emissioni di ben il 3,5%.

Efficienza energetica: abbiamo performance migliori della media europea che ci assegnano un 2° posto della classifica dei cinque grandi Paesi, dietro solo al Regno Unito. Analizzando invece l’andamento nel tempo, dal 2005 al 2014, vediamo che l’intensità energetica del Pil dell’Italia è migliorata del 16%, ossia meno della media europea (18%) e facendoci finire solo al 4° posto fra le grandi economie Ue.

Rinnovabili: Per quanto riguarda la quota del consumo finale lordo soddisfatto da rinnovabili, nel 2014 l’Italia ha raggiunto il 17,1%, superiore alla media europea del 16% che la mette al 1° posto fra i cinque. Ma il primato rischia di durare poco. Negli ultimi tre anni l’Italia ha, infatti, fermato la crescita dei nuovi investimenti in fonti rinnovabili.

Rifiuti: Nel riciclo dei rifiuti urbani l’Italia col 42%, si colloca un punto percentuale sotto la media Ue28 e al 3° posto fra i cinque grandi Paesi europei. Nel riciclo dei rifiuti speciali, con circa 99 milioni di ton pari al 76%, l’Italia si colloca invece al 1° posto fra i cinque grandi paesi.

Eco-innovazione: L’Italia ha una posizione al di sopra della media europea ed è al 3° posto della classifica dei cinque, dietro a Germania e Francia.

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